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Riflessioni di fine campagna elettorale

Un lungo percorso e un grande impegno

La mia decisione di mettermi a disposizione dei cittadini, chiedendo loro di poterli rappresentare in Gran Consiglio, è stata il frutto di una ponderata riflessione. Quelli che mi conoscono sanno bene che non faccio mai le cose a metà, e che quando ho un obiettivo do il massimo di me stessa per poterlo raggiungere. Quindi, quando all’inizio del 2018, il mio partito mi ha contatta per propormi “la candidatura” per le elezioni cantonali del 7 aprile, mi sono presa il tempo necessario per riflettere. Non l’ho fatto per fare la “preziosa” ma per una questione di coscienza e responsabilità.

Una candidatura al Gran Consiglio, e a maggior ragione un incarico di deputato, sono sì un onore ma sono soprattutto un grande impegno, che deve essere contraddistinto da responsabilità, coerenza e coraggio. Solo così la fiducia degli elettori riceve il giusto ringraziamento e la politica acquista valore aggiunto.

Al di là di questo, nella mia decisione, ha giocato un ruolo fondamentale la convinzione che le mie competenze in ambito sanitario sarebbero state un valore aggiunto per il nostro parlamento, in particolare in seno alla commissione sanitaria. Ho sempre saputo che il percorso elettorale sarebbe stato lungo ed impegnativo ma, ad oggi, ormai giunti alla volata finale, molti aspetti mi sono più chiari, ed è proprio a questi che vorrei dedicare qualche attenzione.

Delusione e disaffezione di una parte della popolazione nei confronti della politica

Un aspetto che avevo sottovalutato, e del quale mi dispiaccio, è il disinteresse di una parte, tutto sommato importante, della popolazione nei confronti della politica. Questo disinteresse, forse disillusione, mi sembra particolarmente preoccupante alla luce delle sfide che toccano il nostro Cantone e il nostro Paese. Cogliere queste sfide, alcune determinanti per noi cittadini, significa fare un minuzioso lavoro di analisi, sviluppare e proporre idee, adottare misure e dibattere, in maniera competente e costruttiva, per poter giungere a delle decisioni, che sicuramente non piaceranno a tutti, ma che dovranno essere prese con l’unico obiettivo di fare il bene del nostro Cantone. Proprio questo, a maggior ragione nel nostro sistema di democrazia diretta, è il ruolo fondamentale della politica. Far politica per me non vuol dire solo essere candidato o eletto, vuol anche dire essere elettore, come lo sono stata (e lo sarò) per numerosi anni prima di mettermi a disposizione come rappresentante. Votare è un diritto, un dovere ma soprattutto un potere: poter dire la nostra, poter contribuire al sistema. Un gesto che ci permette di affermare la nostra cittadinanza, un gesto che deve permettere alla nostra società di evolvere, di progredire in un contesto in continua evoluzione. Un singolo voto può cambiare tutto, un No può diventare un Sì, una visione può realizzarsi o meno, un’idea può concretizzarsi o no, dalle più piccole alle più grandi. Quindi, se vota solo una parte della popolazione, e addirittura meno della metà degli elettori come succede in certi casi, l’altra parte non potrà che essere scontenta, critica e delusa nei confronti della politica, distaccandosene ancora di più. Un obiettivo importantissimo della prossima legislatura, sia a livello cantonale che nazionale, sarà quello di riconfermare l’affidabilità della politica. Dobbiamo agire, ognuno facendo appello alla propria responsabilità individuale, per interrompere questo pericoloso circolo vizioso della sfiducia e del sospetto.

Complessità del sistema elettorale e dei calcoli di attribuzione dei seggi

Una prima pista da valutare potrebbe essere quella di rendere il nostro sistema elettorale più semplice. Ho avuto l’occasione di leggere lunghissimi articoli volti a spiegare, a chi non fa politica, come funziona l’attribuzione dei voti, sia per l’elezione al Consiglio di Stato sia per l’elezione al Gran Consiglio: francamente non credo ci siano riusciti. Il sistema, e le formule che vengono applicate per rispettare una certa proporzionalità nella distribuzione dei seggi, in funzione dei circondari elettorali e dei partiti rappresentati, sono decisamente troppo complessi, per non dire oscuri a gran parte di noi. Sono certamente a favore di una rappresentanza equilibrata dell’insieme del nostro territorio, come lo sono della rappresentanza delle diverse sensibilità politiche e del pluripartitismo. Quando però mi accorgo che la differenza di voti personali tra il primo non eletto di uno dei 5 partiti che raccolgono più del 90% dei voti di lista, e il primo eletto di un partito che ne raccoglie appena l’1%, può essere addirittura 30’000 voti … comprendo le perplessità dell’elettorato.

Liste basate sul genere, l’età o sulla rappresentenza territoriale

Proprio su questo tema, oltre ad una lista per la rappresentanza delle zone di montagna, abbiamo quest’anno una lista dedicata alla rappresentanza femminile e una a quella dei giovani. Se da un lato ho grande rispetto per la scelta delle mie colleghe e dei miei colleghi, per il loro lodevole impegno, da un altro lato sono preoccupata da questa tendenza che rischia, a mio parere, di dividere la nostra società, opponendo uomini e donne, giovani e meno giovani, abitanti delle zone di montagna e abitanti delle città. Come donna che pensa a un Gran Consiglio con competenze eterogenee e sostiene e promuove fermamente la complementarietà tra uomo e donna, ho deciso di candidarmi in una lista mista. Come persona particolarmente attenta alle opinioni e alle preoccupazioni dei giovani, anche perché sono mamma, sono anche molto lieta di essere su una lista equilibrata a livello dell’età dei candidati. Come cittadina ticinese, mi sono sempre preoccupata delle problematiche sull’insieme del nostro territorio, un esempio ne è l’accessibilità alle cure sanitarie nelle zone di montagna, e questo l’ho fatto pur non appartenendo ad una lista a ciò dedicata.

Credo che rappresentare la popolazione ticinese in Gran Consiglio voglia dire aver coscienza e rispetto della diversità da tutti i punti di vista, anche di quelle tra ideali di partito, ma che ciò debba essere sempre fatto con obiettività, competenza, realismo e capacità decisionale. Le differenze sono punti di forza se convivono in una stessa realtà, in questo caso, in una politica integrata e con una visione globale.

In conclusione

Se vogliamo una politica che ci rappresenti, che vada oltre le divisioni, che cresca grazie al confronto e ai pareri divergenti, ma soprattutto che ritorni ad essere attrattiva per il cittadino, impegniamoci tutti, non a criticare e non a combattere, ma a VOTARE, perché ad oggi questo è ancora lo strumento ufficiale per contribuire, per dire la nostra e per non sentirci vittime di un sistema dal quale noi, con l’astensione al voto, pur non rendendocene conto ci autoescludiamo, lasciando decidere gli altri per noi.

Dunque: VOTIAMO!

Io credo in noi!

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