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Giovani elettori: vi sto ascoltando e conto su di voi!

Sul mio percorso elettorale, iniziato oramai quasi un anno fa, ho l’opportunità di incontrare tantissime persone, di confrontare e di sviluppare le mie idee. Dai vari incontri è emersa la necessità di un maggior coinvolgimento dei giovani, non solo nel momento elettorale ma anche nei gremi di discussione dei processi. Secondo le statistiche pubblicate l’estate scorsa[1]sulle elezioni Cantonali 2015 i giovani (tra 18 e 39 anni ed in particolare tra 20-29 anni) hanno votato significativamente meno delle altre fasce di età. In particolare, la partecipazione dei primi è stata di circa il 45% contro il 70% per la fascia 60-79 anni. Credo che questo dato ci debba far riflettere sul futuro della nostra società, proprio perché saranno i giovani di oggi a vivere un domani le conseguenze delle nostre scelte.

Ma quali sono i motivi di questo alto tasso di astensionismo da parte dei giovani? Perché non vogliono o non possono votare come lo fanno le altre generazioni? Nei vari scambi che ho avuto con i più giovani dei nostri concittadini è emerso che diversi sono i motivi: da un totale disinteresse per la politica a ragioni più pratiche come l’assenza dal Cantone durante i periodi elettorali per ragioni di studio. Durante l’evento organizzato il 24.01.2019 dal circolo Battaglini presso l’auditorium dell’USI “Fare politica senza i partiti“,  una voce giovanile è spiccata tra i numerosi interventi e mi ha particolarmente colpita: secondo Giorgia “la politica sa di vecchio, come un armadio impolverato…” Una voce che di per sé non è sola, basti pensare alla recente creazione di liste “giovanili “ che evocano una mancanza di fiducia o un mancato riconoscimento di rappresentatività  nei partiti attuali. Iniziative lodevoli ma, al tempo stesso, preoccupanti perché mettono in evidenza un problema di identificazione di almeno una parte della popolazione giovanile, quella parte che forse non ha ancora tutta l’esperienza per maturare una riflessione politica ma che certamente necessita di una rappresentanza.

Sono convinta che un deputato in Gran Consiglio debba innanzitutto mettere a disposizione della comunità solide competenze maturate dalla propria esperienza e sono altrettanto convinta che nelle rappresentanze non vi debbano essere, a livello generazionale, delle differenze tali da minare il riconoscimento di tutti i cittadini in coloro che li rappresentano. Servono partiti capaci di cambiare e di evolvere insieme alla società, e questo richiede un certo dinamismo anche tra coloro che siedono nelle istituzioni. Per raggiungere quest’obiettivo, credo sia importantissimo comunicare senza barriere generazionali e senza pregiudizi, al di là dei partiti e degli interessi personali, nella ricerca del bene della comunità a breve, medio e soprattutto a lungo termine. I giovani, lo ribadisco, in effetti vivranno con le conseguenze, sia positive che negative, delle decisioni prese – ma anche di quelle non prese – nella prossima legislatura. Comunicare per me vuol dire coinvolgere, accogliere e ascoltare; poi argomentare e dibattere in modo da poter sviluppare un’idea, costruire un progetto e implementare un cambiamento. Comunicare è esercitare una libertà fondamentale – che abbiamo ereditata dalle generazioni che ci hanno preceduto – la libertà d’espressione. Votare è comunicare.

Concretamente, nel mio piccolo e nel quadro della mia campagna elettorale, ho il piacere di condividere riflessioni con tanti giovani e ho anche quello di aver accolto nel mio gruppo di lavoro il giovane Nicholas Butti conosciuto in ambito musicale con lo pseudonimo “Nico N&P“.

Tramite questo articolo vorrei lanciare un appello ai giovani, invitarli ad informarsi e ad esprimersi, a confrontarsi con chi, come me, è interessato a conoscere il loro pensiero. Vorrei chiamarli a votare, con passione e convinzione perché il voto è uno dei fondamenti della nostra libertà. Dobbiamo essere lungimiranti, e non lo possiamo essere pienamente senza la partecipazione dei giovani, sia prima delle elezioni sia durante la legislatura.

Non lasciamo spazio alla disillusione …

IocredoinNoi!

Michela Pfyffer

[1]https://m3.ti.ch/DFE/DR/USTAT/allegati/prodima/3917_politica.pdf  (F17.2)

2 Commenti

  1. Davide

    Cara Michela do recente mi sono confrontato con mia figlia che a giugno compie 18 anni. Età che in primis gli dà il diritto al voto. Ho notato subito un particolare che l’accomuna a molti suoi coetanei :l’ignoranza(nel senso letterario della parola). Questo giustificato in buona parte dalle spiegazioni complicate del mondo politico. Non nego infatti, che pure io devo leggere bene e più volte, i libretti con le informazioni per una votazione popolare. A mio avviso, un linguaccio più semplice e diretto per spiegare la politica, sarebbe un buon inizio. Per fare un esempio, ti invito a chiedere ad alcuni giovani (tra i 18 e 20 anni) se ti sanno spiegare che cos’è il consiglio di Stato e il Gran Consiglio è che ruoli hanno. Buona fortuna.

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    • michelapfyffer.ch

      Grazie Davide, apprezzo il tuo commento e i tuoi suggerimenti. Più semplicità – a condizione che non diventi semplicismo – andrebbe sicuramente a favore della partecipazione, sia per le votazioni, sia per le elezioni. Sono d’accordo. Buona serata, Michela

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