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No alla cosiddetta “iniziativa per l’autodeterminazione”

Per la quarta volta quest’anno, il 25 novembre saremo chiamati ad esprimere la nostra opinione a livello federale. 3 oggetti sono in discussione ma vorrei condividere il mio pensiero sul secondo tema, ovvero l’iniziativa popolare intitolata « il diritto svizzero anziché giudici stranieri (iniziativa per l’autodeterminazione) ».

Innanzitutto condivido pienamente l’opinione già espressa nel suo articolo su Opinione Liberale del 26 Ottobre dalla collega Karin Valenzano: gli argomenti espressi dal comitato d’iniziativa e il titolo stesso sono fuorvianti e ingannevoli.

No, la nostra Svizzera non ha bisogno di una modifica della costituzione per garantire il nostro diritto di voto, la democrazia diretta e la certezza del diritto. La Svizzera ha bisogno della nostra coesione, della nostra intelligenza collettiva e della nostra onestà intellettuale. La libertà, la prosperità, la sicurezza e anche i nostri diritti non possono prescindere dal contesto internazionale nel quale ci troviamo e dalle molteplici interazioni. Il diritto internazionale non fa niente altro che regolare queste interazioni con lo strumento dei trattati, negoziati per noi da chi ci ha preceduto. Non possiamo ignorare che è anche grazie all’applicazione di questi trattati che – in perfetta continuità con la propria Storia – la Svizzera è oggi un modello di successo per tanti altri paesi nel mondo. Un trattato, che sia bilaterale o multilaterale, implica per definizione un accordo sui diritti e sui doveri delle parti. La Svizzera, proprio per tutelare i suoi diritti, deve accettare i suoi doveri ed onorare i suoi impegni. Il diritto internazionale vige su quest’aspetto ed è essenziale che la nostra costituzione continui a prescrivere il suo rispetto alla confederazione e ai cantoni. Posizionare la costituzione sopra il diritto internazionale sarebbe non solo totalmente inutile ma anche estremamente rischioso perché equivarrebbe a mettere in discussione molti degli equilibri e delle relazioni, oltre all’immagine che il nostro Paese ha costruito negli anni. Ci toglierebbe e toglierebbe alle future generazioni dei diritti e creerebbe forti confusioni sia a livello di politica interna che a livello di politica estera, con la necessità di rinegoziare numerosi trattati. Nascoste dietro la parola autodeterminazione si celano quella di autosufficienza e quella di autarchia. La comprensibile e naturale illusione che il ripiegamento su se stessi possa essere la buona strada per proteggere il nostro Paese, a mio parere ci espone più a rischi che ad opportunità. La Storia infatti ci insegna che l’isolazionismo ha il più delle volte portato a conseguenze negative. Del resto è oltremodo impensabile di poter imporre alla comunità internazionale, della quale non possiamo non fare parte, il nostro diritto e la nostra costituzione.

Il 25 novembre ritengo sia un appuntamento estremamente importante con la nostra Storia, un appuntamento dove confermare – grazie alla democrazia diretta – il nostro rispetto del diritto internazionale e la nostra fiducia nella costituzione federale. Credo sia importante capire che dire di No a questa iniziativa equivale a dire di Sì ad una Svizzera forte e influente.

Io credo in Noi!

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