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La notizia è attesa ogni anno nello stesso periodo: non si tratta più di sapere se i premi delle assicurazioni malati aumenteranno ma di quanto aumenteranno. Nonostante le statistiche a disposizione siano di difficile comprensione (introduzione di nuovi indici, cambiamenti nella struttura dei premi) risulta evidente che l’aumento dei premi è continuo dal 1995. Sembra pure evidente che nonostante dal 2012 i cantoni coprano il 55% della spesa in ambito stazionario, con il ricavato delle nostre tasse, nulla sia cambiato.

A livello nazionale i premi sono raddoppiati negli ultimi 20 anni mentre in Ticino, partendo da 25% sopra la media nazionale, sono aumentati del 85%. I premi nel nostro Cantone sono tra i più cari in Svizzera, dietro Vaud, Ginevra e Basilea. Sullo stesso periodo, a livello nazionale, i salari sono aumentati del 30%. Mentre a livello cantonale i salari Ticinesi sono rimasti 17% inferiori alla media Svizzera e 30% inferiori a quella del cantone Zurigo. Come dato di fatto, in Ticino, l’incidenza dei premi sui ricavi è probabilmente la più alta in Svizzera e ogni aumento, anche se inferiore a quello degli anni precedenti, è doloroso da supportare e sempre più difficile da accettare in particolare per le famiglie con redditi medio-bassi.

Credo quindi che uno dei più importanti doveri di un politico Ticinese sia quello di ricercare delle soluzioni concrete per fermare questa dinamica.

Le cause dell’aumento dei premi sono da ricercare in due contesti diversi e penso che sia fondamentale identificare alcuni elementi come spunti per una riflessione costruttiva:

1.  I costi d’esercizio delle casse malati

La LVAMal, Legge sulla Vigilanza sulle Assicurazione Malattie, non solo da autorità alla confederazione di approvare i premi dell’assicurazione obbligatoria prima della loro pubblicazione ma le da la responsabilità di esercitare uno stretto controllo sui costi d’esercizio. Due punti però sono particolarmente dolenti:

  1. Le riserve, cui il ruolo è di garantire la solvibilità dell’assicuratore ed evitare l’indebitamento del sistema. Vengono calcolati grazie ad un modello di calcolo approntato dalla Confederazione… ma è difficile saperne di più in merito e la mancanza di trasparenza suscita interrogazioni
  2. I costi amministrativi, che includono in particolare i costi commerciali, d’intermediazione e di pubblicità. Mi sembra legittimo interrogarsi sugli sprechi dei quali siamo tutti testimoni quale ad esempio l’invio a tutti i fuochi di newsletter cartacee che passano direttamente dalla buca lettere al cestino. Non vi è, almeno, la possibilità di chiedere agli assicurati se la vogliono ricevere e, se sì, in quale formatto: elettronico o cartaceo?

2.  L’aumento dei costi della sanità

Tre fattori principali spiegano l’aumento dei costi della salute:

  1. l’invecchiamento della popolazione, e sappiamo che il nostro Cantone ha la popolazione più anziana di tutta la Svizzera (22% di over 65 in confronto con 18% di media nazionale). Gli anziani hanno bisogno di cure ed è un nostro dovere garantire loro l’accesso a delle cure di qualità: il ricorso alle cure a domicilio va maggiormente inquadrato e sviluppato. È una buona soluzione sia per la salute sia per la qualità di vita dei nostri anziani
  2. i progressi tecnici (utilizzo di nuove tecnologie e di nuovi farmaci). Devono andare a beneficio delle tipologie di pazienti per i quali rappresentano un effettivo valore aggiunto: il medico deve responsabilmente decidere in che misura e quando ricorrere a determinate tecnologie, salvaguardando in primis l’interesse del paziente ma anche quello del sistema. Una nota si rende necessaria anche rispetto all’utilizzo dei cosiddetti “farmaci generici”, altro settore dove un margine di risparmio è ancora realizzabile.
  3. l’aumento del volume di prestazioni, soprattutto nelle cure ambulatoriali. Le varie moratorie sull’apertura di nuovi studi medici – volute per diminuire l’offerta pensando che in questo modo sarebbe calata anche la domanda – non sono state efficaci. Invece, per certe specializzazioni, e per la medicina generica nelle zone di montagna abbiamo sviluppato delle gravi carenze (deserti medicali e/o liste d’attesa di vari mesi per un primo appuntamento dallo specialista. Abbiamo quindi bisogno di più medici (chiaramente bene formati e responsabili), non solo per alcune specialità ma anche meglio ripartiti sul territorio. Per quanto riguarda la problematica legata ad un eventuale consumo eccessivo di prestazioni mediche un appello a titolo di sensibilizzazione va rivolto anche a noi cittadini-pazienti.

In buona sostanza siamo all’interno di un circolo vizioso che, in diversa misura tutti alimentiamo: Assicuratori, Confederazione, Cantone, Aziende Farmaceutiche, Medici e Pazienti. Per fermare questa dinamica è necessario che tutte le pari intervengono, anche nel piccolo: questo non farà subito invertire la tendenza ma svilupperà una nuova cultura della sanità.

Sono consapevole del fatto che le mie posizioni possano suscitare anche reazioni negative ma credo fermamente che il problema dell’aumento dei premi delle casse malati vada affrontato subito – per non trovarsi nella stessa situazione tra un anno – e che vada fatto con coraggio e franchezza. Siamo noi responsabili: cittadini politici, cittadini assicuratori, cittadini medici e cittadini pazienti e abbiamo noi le chiavi del problema. Come politica e attrice nel mondo della sanità mi sento in dovere di portare un mio contributo, almeno a livello di dibattito e accolgo quindi molto volentieri tutti i vostri commenti e tutte le vostre idee.

La salute è un diritto che dobbiamo tutelare ma altresì esercitare in maniera consapevole e responsabile.

Io credo in noi!